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Mercoledì 16 Maggio 2012 |
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1 - Crisi di sistema e crisi delle società occidentali
La crisi di sistema del modello economico neo-liberista, iniziata ad esplodere a partire dal 2007, è ormai giunta, a causa dell'evolversi a catena dei cortocircuiti dei processi di finanziarizzazione e terziarizzazione delle economie avanzate, ad un punto di maturazione tale da compromettere la stessa tenuta, nel medio periodo, dei tessuti produttivi delle economie occidentali di fronte alle capacità di espansione globale dei nuovi grandi produttori emergenti .
Il modello di sviluppo attuale, vittima degli squilibri finanziari che ne hanno rappresentato uno dei fondamentali elementi propulsivi, si dimostra non più in condizione di garantire quei livelli di crescita necessari al mantenimento dell'equilibrio sociale su cui l'occidente democratico ha costruito il suo modello di società.
L'illusorio tentativo di rianimarlo, a cui stanno lavorando le classi dirigenti economiche e finanziarie responsabili della crisi, rischia di generare nelle società occidentali una crisi irreversibile dei propri modelli di garanzia sociale e della loro stessa articolazione democratica.
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Mercoledì 09 Maggio 2012 |
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Alfonso Gianni, dirigente di SEL, ha aderito a livello personale alla manifestazione promossa dalla FdS. La sua partecipazione è il logico percorso di una analisi del presente in Italia confrontandosi con quanto accade nel resto d'Europa.
«La situazione europea è in movimento soprattutto a causa del dato elettorale francese. La vittoria di Hollande è possibile, alla luce di quanto emerge ma sarebbe sbagliato confrontarla in maniera semplicistica con quanto accade in Italia. In Francia c'è un sistema elettorale diverso, e una tradizione diversa. C'è stato scarso assenteismo. Le persone sono andate a votare perché la separazione fra destra e sinistra è chiara su ogni tema che si affronta, dal fiscal compact all'immigrazione, dal lavoro all'età pensionabile. C'è una demarcazione netta fra una destra sfacciatamente liberista e una sinistra che ha accenni di riformismo. Il dato francese ci indica che, guardando il distacco limitato fra Sarkozy e la destra estrema da una parte e le forze di sinistra dall'altra, la destra è numericamente maggioritaria. Per fortuna il Front National tende a smarcarsi ma il quadro complessivo non ci può far riposare sui guanciali. Buono ma non travolgente il risultato di Melénchon che io in Francia avrei sostenuto. Ma il suo contrappeso a sinistra è inferiore rispetto a quello della Le Pen a destra e questo, in caso di disfacimento di Sarkozy può portare ad una crescita della destra estrema e ad uno spostamento in senso moderato di Hollande. Ma non c'è solo la Francia, sarà interessante vedere cosa accade nei nuovi lander tedeschi in cui si vota».
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Mercoledì 09 Maggio 2012 |
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Non di una casa dei riformisti, alludendo ad una sinistra molto molto moderata che guarda al centro , hanno bisogno i socialisti – e non solo loro -, ma di una casa della sinistra. Di tutta la sinistra a sinistra del PD.
Del resto, l'idea di una casa dei riformisti laici, socialisti, liberali e cattolico democratici, sarebbe strumentale solo al progetto politico del PD che anche oggi, con un'intervista del Messaggero a Massimo D'Alema, ribadisce il convincimento della necessità di un'alleanza progressisti-moderati – di fatto PD, UdC, allargata, nel caso, a Vendola – per il governo del 2013.
Ma il dato elettorale non dice assolutamente questo. E' vero che il PD resta il partito su cui meno si abbattono le macerie che hanno sconvolto il panorama politico italiano, ma anche il PD perde in termine di voti e di percentuali. Se si votasse ora, probabilmente, sarebbe forse il primo partito in Italia, ma un parito comunque del 17-18%. E quei "moderati" a cui vorrebbe allearsi, sono stati, per stessa ammissione del loro leader, Casini, travolti dalle macerie.
Chi vince - e le esternazioni minimizzanti di Napolitano mi sembrano, francamente, andare ben oltre il ruolo che dovrebbe avere il Presidente della Repubblica – non è solo Grillo, ma le tante, tantissime, liste civiche. Con una battuta, ma che però non è tale, l'altro giorno facevo notare che il partito che vince le elezioni sono gli "altri" (ricordando come vengono indicati negli schemi televisivi dei risultati elettorali le tante formazioni non nazionali).
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Lunedì 07 Maggio 2012 |
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Bellissima ed entusiasmante vittoria di François Hollande, non c'è che dire.
Merito di una chiara campagna socialista e di sinistra. Merito di una sinistra unita e responsabile, già da subito il candidato del Front de Gauche, Mélenchon, aveva dichiarato il suo pieno e incondizionato appoggio ad Hollande. Merito di una sinistra, nel suo complesso, che è saputa tornare a parlare ai propri elettori, strappandoli al non voto e alle destre populiste.
Bella la vittoria di Hollande, ma la Francia non è tutta l'Europa. E Hollande, il PSF e la sinistra francese, non sono l'intera sinistra europea.
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